lunedì 29 ottobre 2007

Arte a tutto tondo

"Scrivere libri, fare musica o dipingere un quadro, per me é la stessa cosa. É l´espressione. É la volontá di mettermi a nudo per riconoscermi, accettarmi e non correre il pericolo che, un giorno, guardandomi io abbia paura di me stessa..."

Le mille faccie di una stessa medaglia


Tutti cercano di identificarsi in qualcosa; ma non possiamo, Perhè dentro Siamo Infiniti!!!!




Conversazione




Questo è un quadro dipinto da me e al quale sono molto legata... Conversazione, un olio su tela.

Catello di Scritture

CASTELLO DI SCRITTURE


Sai cosa mi manca per iniziare a scrivere?
Per essere un buono scrittore?
Un fasciame tinto di azzurro e di oro. Non so nemmeno che sia un fasciame.
C’è chi ci nasce con le parole azzeccate in bocca, o nella mano, anche se un vero scrittore... non avrebbe mai lasciato cadere una frase... così, come la mia:
Parole azzeccate in bocca… come un fasciame tinto di azzurro e di oro, e... avrebbe continuato con un’altra ancora migliore, un’altra buona intenzione che è già lì e senza pensare si posa come “un batterista di una jazz band sul fondo del mare”.
Così scrivono i veri scrittori, su una scacchiera fatta a macchie Rosa e Blu, dove non esistono regole di gioco; solo cavalli che guardano regine e torri in mezzo al castello:

Castello di scritture

Segni e bottiglie, bottiglie di sabbia colorata che crea un disegno, un mondo una situazione lontana, eppure è lì con le sue piante e i suoi vasi nel mezzo di un deserto infinito colorato.

Una musica... sai come si dice delle orchestre?! come le note che viaggiano nella fantasia… un pentagramma di storie e... di gingilli fatti a mano che sembrano vivere, ma per sempre;

non è così che si vive...?...

Forse dovrei buttarmi, lasciare alla gravità di prendermi, come un prigioniero che si dichiara colpevole, senza che lo fosse davvero…
forse, sì! E’ colpevole... a forza di sentire parlare di nucleo...di equazioni....

No. In realtà forse un vero scrittore deve solo avere la storia giusta da raccontare... una brutta storia di r interrotte che non vogliono scivolare
nella vita...

Il cavallo pianse tanto quella sera tanto da collassare su stesso e sentirsi non respirare, e questa volta il suo stato era realtà...
Una r scompa sa dalle dita e dalla mente ora erano chiare sul fanghiglio della notte. Notti trascorse in quel rifugio dove il mondo non conosce corporeità...

Una vera storia, una vera brutta storia alle spalle.
La sensibilità è dono che si acuisce nella sofferenza, non lascia spazio al lavoro e a che cosa si farà il giorno seguente... sei per essere senza niente che ti lasci vivere... e non aggiungo altro. Ah! una r perduta.


Così avvertì il vuoto del corpo... della mente stanca... una pausa di una riga e poi sono ancora lì: menzogne… sul bagnato di una notte sola e poi il dono dell’intelligenza spazia per appagasi.
Ne sento il piacere.
Il cavallo stanco e svuotato sul suo rigetto ha avuto un dono... Il dono di un cassetto chiuso da un lucchetto... o a mano o a chiave, e torna ad essere se stesso solo all’interno dello spazio racchiuso e...
chiuso al di fuori di ogni misura;
ed ecco... l’orgasmo e il piacere del sentire il peso e il dolore di una meravigliosa storia che... bella o brutta... non si può definire, soltanto un filo che taglia il bello e il brutto sull’incomprensibile saggezza del tacere.

Il bello, il brutto, il giusto e lo sbagliato per quale razza di sinterizzazione virtuale siamo qui a piangerci addosso.. e bada bene che il cavallo stanco è libero, libero tra le torri di marmo Rosa e Blu.

Non aveva mai sofferto così prima.

Ed ecco una storia iniziata nel bene e durata nel dolore,

Dolore. Meraviglioso dono che è fatto a chi vuol vivere davvero,

un attimo dopo ed è già dimenticato dietro un volto.. che passa il tempo e la paura.. appena in tempo per ricadere sul fanghiglio di un rigurgito notturno.. ed è lì l’inizio della poesia.

Come ci si diverte a voler dire nulla eppure... come le immagini che si muovono; un cartone animato di musica e colori che si muovono; una fantasia nel vedere la musica piuttosto che sentirla; questa è la vera scrittura.... sentirla piuttosto che vederla.

Dovresti vederli come si affrettano... sono odiosi con i loro vestitini tutti uguali... solo un’altra festa, solo un’altra convenzione e si perde anche la V, non di una parola poco cortese che non vuol esser detta, ma una v in quanto lettera di prima classe... una V a tutti loro.

Eppure è tornato, come il viaggio dei nostri sogni finisce, è tornato il sorriso e la notte si fa meno scura di timore. Pulisciti. Un nome e dico solo un nome... e niente è più come prima.. il cavallo smise di piangere e tornò piano; il bagnato si asciugò sulla strada e nessun segno rimase di quello che era accaduto.
Poteva esserci o non esserci....
stato quella notte eppure...
è solo il passato che presente inutile rispetto a quello più vicino…

come un paio di scarpe nuove che dimentichi quelle vecchie, un attimo dopo potevano non essere mai esistite eppure... tu ne sei il risultato: il risultato di un paio di scarpe vecchie..
il vero brutto è quando vieni a mancare.. lì allora la tormentosa notte del cavallo non conta più.

Inizia a contare...

il tempo che stai perdendo nell’attesa;
una noia... sai come si dice delle sale d’aspetto?! Un attimo dopo e sei già fuori, un attimo dopo ed è già Natale, un attimo dopo per non ricordare più.
Una fila... Sette anni della nostra vita li passiamo in fila, una coda meravigliosa ed esaltante tanto da tenerci occupati per sette anni; preferisco togliermeli tutti insieme, ma pagarli in contanti qui non esiste, solo rate di mezz’ore sprecate ogni tanto alla posta e al supermercato. Quanto spreco?! Eppure... lo facciamo, come tanto è inutile sbrigasi per tornare a casa e rendersi conto di attendere di nuovo.

Quanto spreco.

Una tela di colori o di un ragno gigante... quello dei film. Una tela perfetta e già la notte prende forma... collocazione nell’infinito collasso del mondo.
Un collasso generale per sentirci meno soli.
Chissà quanto mare dovrà ancora arrivare... dovrò ancora vedere, per appendere una foto... questo, questo è tutto quel che ho, una coincidenza esistenziale che appatine a tutti noi. IL ricordo di una vita


che ormai è tardi per decidere di volerla. Un seno molto grande, dei bei addominali scolpiti.. e allora? Nell’estraniazione da questo cos’altro ancora è molto di più?
Un angolo per una persona che potrebbe esserci è molto di più. Una chiave per una mano ancora vuota, un colore per un qualcosa che non è ancora stato pensato. Un universo con un nuovo dna.
Così prende vita... è così inizio a prendr vita anch’io.

Una scacchiera nuova di zecca e torna la voglia... l’ispirazione nasce dall’iniziativa, dall’entusiasmo di un sogno nuovo o vecchio che ti porta verso un cammino… appena aperto sulla via…
un percorso per tutti noi incatenato ad una situazione di caos permanente… non lasciare che si ripeta, la noia…

Un vortice di gente e televisori e tumulto circonda la mente e cambia in un attimo la tua vita... eppur non voleva essere violata. Violentata la tua essenza di uomo e poi solo ancora un mondo facile e semplicistico si insidia ingannandoci. Visioni di maschere appariscenti e affascinanti... come un quadro quando deve esser ancora finito e poi ti accorgi esser altro che un pezzo di colore interrotto da un’idea… migliore?

Una stalla e un rifugio per sognare, una notte per correre dietro a un’occasione irripetibile e poi non torna più, non viene più.... goffo e camuffato da un’idea il cavallo scelse la fine di se stesso prima di giungere a casa e fortissimo perse il controllo e, il vuoto della mente appartata ebbe la meglio sulla pienezza del caos. Un’irripetibile occasione di follia in un attimo;
il sogno di sperare, il sogno che è dono di chi dorme ancora e stanco tra la carne di un corpo nudo si accorge dell’esistenza dell’eterno soffrire confinato in un sacco di ossa frontiere dell’eterno respiro al di fuori dell’aria.
Appena in tempo per prendere fiato e poi tornò a dormire tra gli incubi della sbornia su un giaciglio di paglia... su un Fasciame sporco di rigetti e di fango, un cavallo spoglio addormentato nell’orrore, un cavallo che vive un fantastico momento solo per lui; un sogno di vite e tempo che vive in un sogno meraviglioso rifugio dalla realtà....
sembra un coma di meravigliosa vita... ingiusta decisione di voler vivere come pensa la maggioranza delle persone.... dondolarsi su un angolo e vivere, dormire, saltare, parlare da soli per se stessi e essere felici di essere senza obbligarsi ad esistere per qualcos’altro.

Un nuovo
ecosistema di gioia, di gioie gonfie di esistenza, acqua limpida fonte di mondi soffocati e sfocati dall’immagine sociale...
e per quanto sia di sociale io non ne capisco niente, un codice di segreti celati nella mente di pochi eletti avvocati, gioghi? Potresti leggere ad alta voce per favore!? Io non posso coinvolgerti ancora! dillo ancora! Smettila di sentirti nel tuo letto, smetti di pensare che domani dovrai alzarti per lavorare... Tu sei con me. tu sei. Altrove... è lì che lascerò...
Affianco a un bicchiere pieno di cicche spente marcisce il fallimento di uno scontento...

Impazzire dalla fugace voglia di attesa che senza essere in trappola imprigiona ogni cosa e la dipinge di vistoso trucco,
attento e continuo recepire della realtà.
Poni attenzione verso il resto... un resto ancor più attento a farti perdere... non andare…
E poi si dice che morire è la fine... un’enigma più forte della nostra volontà una trappola sempre più vasta: un Mondo fatto a macchie e a macchie scompare il punto, unico riferimento di un più grande disegno di ciclicità.

Apparire.. e apparire camuffati in un eterno ciclo di vite e poi apparire scomparsi dal resto appena dondolando su se stessi in un ripetitivo movimento… fastidioso agli occhi estranei... e tutto appare morire
e tutto prende a girare;

la forma estesa del mondo non ha più voglia di formare e sforma l’intero universo in un’illusione: che è solo un gonfiare una realtà che noi vediamo allontanarsi . Più ella si gonfia e più noi ci allontaniamo.... eppure appare allontanarsi un semplice gonfiare. E così ristretti punti su un angolo di un palloncino non ci rendiamo conto di venir semplicemente gonfiati da qualcosa che è solo più grande di noi, e può vederci... può farlo senza fatica e senza dubbi su quello che ci sta succedendo davvero. E’ un insieme di tanti ‘inganni’ gratuiti, indifferenti,
gli indifferenti simboli della realtà.
Vano il sacrificio dell’amore?
E’ meglio non perdersi su un fasciame tinto di sangue e rigetti, meglio non stancarsi..

di noi stessi.

Apprendo presto il senso del dolore appena in tempo per vivere un pò.. un pò di più almeno e una modernità sfrenata mi coinvolge nel ristagno e anche se in questo scritto non batterò sulla tastiera la parola bomba atomica o laser o jet... voglio dire... la modernità mi ha risucchiato con voi e tutto parla a gesti di novità di beffarde strade piene di locali e discoteche di balli e ballerine sulle punte se ne vanno e in punta passo a puntare il dito addosso a me stessa che gioca a fare l’umana baciando un muro di cemento aggrappandosi a un grattacielo pensando di avere il mondo in tasca..
forze fuori...

E balle. Balle bolle ballerine stanche... tutto si stanca da impazzire e stanchi scappiamo in un rifugio appena più su del cavallo e non arriviamo alla consapevolezza dei pensieri. E passi.

Talvolta accade di morire per liposuzione

cavalcava felice prima di essere maledetto da un’intenzione e calore accese il suo animo e decise di ubriacarsi solo in una notte stanca di cavalcare addosso ad una mera realtà. Buone ragioni per farlo?
ragioni relative… giustizia e ragione… come combaciano e si amano senza pietà in un posto dove ciò che è giusto e solo l’esistenza dell’ingiustizia aperta… contraddizione e punti di vista fatti a parole.

Colmare
riempire
svuotare
tutto all’interno di un barile… la birra piena e affogata di se stessa pesa sullo stomaco che ormai pensa di essere al centro, solo al centro di un corpo umano o di un cavallo.
Addio. Sotto un giardino che non scorderò mai. Addio mia beata adolescenza... Non sono più al centro del mondo… Quanto dolore in quello che chiamiamo cambiamento.. prende il tuo posto un’altra figura... e solo la foto di una ragazzina appendo…
Un muro con un altro segno incancellabile… un amore avevo… acerbo ma vero, un amore che non conosce sofferenza…

Solo ora capisco… che il compenetrarsi di due persone non avviene nella passione, ma dal segno e turbamento lasciato in te e per quanto sia ti turba... ti colpisce, ti ferisce il male e prende tutto lo spazio, e ancora prima di rendertene conto...
ami il male che ti fa, e il dolore diventa un segno, il simbolo della tua autenticità , della tua individualità... ricordare che una casa è nucleo è un mondo di contatti e vite concatenate che sole...
Sole caldo dalle finestre, appena mi accorgo di essermi svegliata già da almeno 12 ore... non è bello per il mio ipotalamo... ma poi chi l’ha detto che il nostro orologio biologico risenta di chissà quali sconvolgimenti, solo l’attimo della decisione dell’ essere che voglio divenire...
E mi sveglio

La regina si accorse che il suo cavallo era scomparso solo il giorno seguente quando scese nella stalla e la trovò vuota... è difficile capire dove si possa trovare una stalla sopra una scacchiera bizzarra, ma la scrittura ha anche questo potere sugli scacchi fatti a salti e a regole che non ci sono più,
un Re infilzato durante la notte giace; una regina disperata per la perdita del suo cavallo; un cavallo stanco che riposa su un Fasciame tinto di azzurro e di oro nella parte nemica...

La parte blu.




Al male che mi ha accompagnato per più di un anno


AnnaChiara

domenica 28 ottobre 2007

Sento di conoscere.. piccoli pensieri di vita!

E a un tratto mi sento forte.
Ho deciso di smetterla improvvisamente.
Tutti i miei vizi sono spariti.
Non ho più voglia di fumare... Una decisione coraggiosa, il passo gigante che ci separa dall’abitudine.

Ho deciso di bere il sacco del sapere e togliermi ogni ansietà.
Una bottiglia piena, un mare di bollicine che scorrono su e giù, fissavo da vicino un pollice. La mia ansietà presa a pugni ribatteva agitata le sue argomentazioni per non lasciarmi vivere.

Chiusa da un pensiero la margherita cresceva con i suoi petali immersa in un prato di sola erba... lontana la sua vita, lontane le sue radici molto più vicine ai suoi simili... ondeggiava illusa nella pienezza del vuoto,
vacillava di riflesso sprecando il suo profumo al vento e vani i sacrifici di attenzione. Le altre margherite riuscivano appena a sentirla... e presto rimase sola senza che nessuno la raggiungesse a vibrare. Le radici forti del pensiero irremovibile erano affondate tanto da farle perdere di vista il resto e credendo di essere più avanti delle altre in realtà era solo immobilizzata altrove...

come loro.

Spostarsi e saltellare ovunque senza confini... poteva esserci.. stata su quel filo infinito della libertà...
Ella soffriva mentre gli steli vibravano al cantar del sole lontano. E senza parole a volte si resta...
Resta come è impossibile raggiungere la vera conoscenza, e presa coscienza del proprio spazio la margherita si rese conto di esser sola e spaventata, Come il buio per la prima volta...

Stupirsi di non aver mai vissuto, stupirsi di essere solo altrove... appena tocchi il fondo del piacere o dell’indifferenza.. e poi... non sono ancora presente per me stessa e per la pazzia universale del pazzo dio che diceva di donarci...
il sacrificio di qualcuno che ha vissuto solo per far vivere noi...

... riprendo il controllo del tempo, per non lasciarlo andare alla vita che è stata rubata a una margherita spezzata...
Raccolta per un dono

Era dono la sofferenza?


Seguiva il tempo, come si fa quando si balla per qualcuno. Aria di gioia e di speranza sotto il sole del mattino, solo un passo e trascino via la gamba per calpestare un altro tratto di pianura.. pianura verde incontaminata Irlanda
nel cuore e nel pensiero... si direbbe di lei,
piena di vita dallo stelo sottile, tremante e alto....

ti porto via con me tra gli altri... solo una magia o un filtro e prendi a volare come una libellula
spedita e veloce la voglia d'immenso tra i giunchi di un lago.

Margherita fresca volante nello spazio... cospargo di profumo lo sconfinato mondo dell’immaginazione. Eppur sono misera.

Misera di cultura e limitata costretta a scrivere. La ragione ci esclude l’infinito... la conoscenza limitata del reale ci tiene coltivati alla terra, ci tiene fiori attaccati al terreno, ci tiene piante radicate in un luogo.. immagina di volare margherita libellula con un soffio di pensiero, pensiero tutto uno con ragione e gioia sento nel volare e gioia sento nel restare ogni tanto radicata al mio prato.

Margherita tra tante, margherita da sola, margherita nell’aria fluttuante.

Immagina!!!!!!!!!!!!!!!

E un’anima abbraccia il mio mondo e coinvolti nel bene siamo legati indiscindibilmente nel ricordo. Un pensiero per te che non ci sei più. Prendo un pò del tuo dolore per farti sentire meno solo..
di come sei.
Un destino si chiude senza un abbraccio, e per cento di questi giorni che vivrò ancora ti penserò per farti vivere anche un pò a te...
che non ci sei più.. forse è vero!

un dono di amore, un dono di te stesso per vedermi crescere fluttuante nell’aria o almeno insieme alle altre margherite del prato, un sogno per me
il sogno di vedermi libera e brillante

“buttata all’angolo di una via a pensare...” mi vedo.

come si muove veloce l’aria della sera, spazza via tutto quello che era stato del cielo sopra di me. Temo svanire con lui, temo d’inseguirlo per mia volontà.

Bello trovarsi a scegliere la stessa ciliegia tra tante in un vassoio e lasciarla a te che per me è più buona così.


Immaginarti diverso tra gli altri
immaginare il potere
e potere è immaginazione,
immaginazione illimitata.. mondo di libertà di favole di spazio sconfinato
uno smarrirsi nelle infinite possibilità che ci si presentato..
sono meno costretta a stare.

Mi sento conoscere…. appena una sensazione vuota

Resta il tempo per pensarci.Voler pensare. Dentro di te brucia la verità di ogni pensiero e tutto accade.
Una stessa cosa i nostri piedi che sguazzano nel mare d’inverno, la stessa cosa, noi.. per un viaggio senza ritorno.
Se non conosci la paura. Io sento di conoscere il CORAGGIO.